Il regno di Antonio Conte al Napoli si sta sgretolando in silenzio. Dietro le quinte, Aurelio De Laurentiis ha già contattato l’uomo che un tempo faceva piangere di gioia il San Paolo, per poi andarsene da cattivo. Ora, l’esule sta tornando a casa.
Fu cacciato da Napoli tra lacrime e rancore. L’uomo che ballava a bordo campo con una sigaretta in bocca, che trasformò i partenopei nei romantici più temuti d’Europa, che arrivò a un passo dal distruggere l’impero della Juventus: Maurizio Sarri sta tornando per reclamare ciò che non gli è mai stato veramente tolto.
E si dirigerà dritto verso la sala del trono di Antonio Conte.
Il tradimento che era nell’aria
Per mesi, il mondo del calcio ha finto che l’esperimento Conte stesse funzionando. Un inizio folgorante. Qualche pugno alzato in segno di esultanza. I soliti titoli su “guerrieri” e “mentalità”.
Ma tra le mura dello stadio Diego Armando Maradona, qualcosa si stava deteriorando.
I giocatori avevano smesso di crederci. Conte ha smesso di dormire. E Aurelio De Laurentiis, mai noto per la sua pazienza, ha smesso di rispondere alle chiamate di Conte.
La crepa finale si è aperta due settimane fa, quando Conte ha chiesto un budget di 150 milioni di euro per rinnovare la squadra. De Laurentiis non ha detto di no.
Si è limitato a ridere. Poi ha preso il telefono e ha composto un altro numero.
La vendetta dell’esule
Maurizio Sarri aspettava questo momento.
Cacciato da Napoli nel 2018 dopo aver totalizzato 91 punti, un record che non è bastato per vincere lo Scudetto, Sarri ha assistito da lontano allo smantellamento del club che aveva costruito. È andato al Chelsea. Alla Juventus. Alla Lazio. Ovunque ha vinto. Ovunque lo hanno frainteso.
Ma Napoli non gli è mai uscita dal sangue.
Fonti vicine a Sarri confermano che quando De Laurentiis lo ha contattato il mese scorso, il 67enne non ha esitato. Non ci sono state grandi richieste. Nessun ultimatum. Solo due parole, pronunciate con quel suo caratteristico sorrisetto:
“Sono pronto.”
I termini sono già stati concordati in linea di principio: un progetto triennale, il pieno controllo sportivo e il mandato di smantellare il rigido sistema di Conte e ricostruire il Sarri-ball dalle sue ceneri.
Il trono di Conte sta vacillando
Non fraintendetemi: Antonio Conte non se ne andrà in silenzio. Non ha mai perso il lavoro. Se n’è sempre andato per primo, a testa alta, incolpando la mancanza di ambizione del club.
Questa volta è diverso.
Questa volta, il club sta già guardando oltre. I giocatori lo sanno. Lo staff lo sa. Persino il magazziniere lo sa.
Il futuro di Conte dopo l’estate non è incerto. È già deciso. L’unica domanda è se finirà la stagione o se se ne andrà prima del fischio finale, una bomba a orologeria in tuta blu scuro.
Napoli non sarà più la stessa.
Se Sarri tornerà davvero – se davvero percorrerà di nuovo quella linea laterale, occhiali, sigaretta accesa, dito medio alzato a tutti i critici che dicevano che era finito – la città non si limiterà ad esultare.
Esploderà.
Gli ultras che un tempo lo fischiavano canteranno il suo nome. I giocatori che avevano dimenticato come si passa in avanti reimparano la geometria del caos. E Conte? Conte diventerà una nota a piè di pagina. Un generale fallito che non è riuscito a sopravvivere al fantasma del genio che lo ha preceduto.
Il conto alla rovescia è iniziato.
Nessun annuncio ufficiale arriverà fino alla fine della stagione. Questa è la promessa. Ma a Napoli le promesse sono scritte nel fumo.
Sarri è già stato avvistato in Campania – non una, ma ben due volte negli ultimi dieci giorni. Sono arrivate le smentite. Le solite frottole di pubbliche relazioni. Nessuno ci crede.
Perché tutti conoscono la verità.
L’esule sta arrivando per reclamare il trono di Conte.
E quando ci si siederà sopra, Napoli brucerà, nel migliore dei modi.

Leave a Reply