Un sorprendente ex giocatore è in lizza per un ruolo dirigenziale alla Roma

Un sorprendente ex giocatore è in lizza per un ruolo dirigenziale alla Roma

Nella città eterna, dove la storia pesa quanto il sole estivo, una nuova voce si sta diffondendo tra Piazza del Popolo e i corridoi del centro sportivo di Trigoria. È un sussurro che tocca le corde del cuore di ogni tifoso giallorosso: nel tentativo di rafforzare l’identità del club, l’AS Roma starebbe valutando l’ipotesi di affidare la guida dirigenziale a un amato ex giocatore, e i nomi che circolano sono tanto iconici quanto intriganti.

Il concetto è semplice, ma a suo modo radicale. Per rafforzare il “DNA romanista” nelle fondamenta stesse della dirigenza, la famiglia Friedkin starebbe guardando al passato per garantire il futuro. I soliti sospetti di questi viaggi sentimentali sono, ovviamente, i due pilastri dell’era moderna: Francesco Totti e Daniele De Rossi.

Tuttavia, le indiscrezioni suggeriscono un approccio più sfumato questa volta. La visione non è quella di un mero ruolo cerimoniale, ma di una posizione con una vera influenza e una struttura chiara.

I candidati: da capitano a dirigente?

Il nome più immediato è Daniele De Rossi. La favola attuale vede DDR come allenatore della prima squadra, cavalcando l’onda dell’adorazione e del successo iniziale. Ma le indiscrezioni propongono un intrigante “Piano B”: se il suo percorso manageriale non culminasse in un incarico a lungo termine in panchina, una rapida transizione al ruolo di dirigente è una seria considerazione. La sua leadership, la comprensione dell’anima del club e la recente esperienza a bordo campo potrebbero renderlo una figura formidabile in sala riunioni.

Poi c’è il re in persona, Francesco Totti. La sua precedente esperienza come dirigente del club è stata segnata da attriti e da una percepita mancanza di vero potere, che alla fine ha portato a un doloroso e pubblico addio. Queste nuove indiscrezioni, tuttavia, lasciano intendere che si stia imparando da quegli errori. Si dice che la discussione verta sul ritorno di Totti in un “ruolo più strutturato e meno onorario di prima”. Ciò suggerisce una posizione con responsabilità definite e autentica autorità, un’opportunità per Er Bimbo de Roma di applicare il suo genio calcistico alla costruzione della squadra, non solo al suo abbellimento.

Ma il nome più sorprendente della lista è Miralem Pjanic. Il maestro bosniaco, che ha orchestrato il centrocampo della Roma con tanta eleganza, ha pubblicamente espresso il suo desiderio di tornare al club in veste non da giocatore. Pur essendo ancora un giocatore in attività, il suo profondo affetto per la Roma e la sua intelligente comprensione del gioco lo rendono un candidato affascinante e di sinistra, una mossa che segnalerebbe un approccio davvero moderno e lungimirante alla costruzione di un team operativo calcistico.

Perché questa voce è più di un semplice fan-service

In apparenza, questa è la fantasia del fan-service per eccellenza. L’idea di Totti, De Rossi o una figura amata come Pjanic che guidano la nave dall’alto dei piani è la materia prima dei sogni romanisti. Promette un club gestito da chi sente il marchio sulla propria pelle, non solo da un portafoglio aziendale.

Ma il vero fascino sta nel sottotesto: suggerisce che il club stia imparando dal suo passato. La saga di Totti è stata un monito su come non integrare una leggenda. Pianificando, a quanto pare, un ruolo “strutturato”, i Friedkin stanno riconoscendo che la passione da sola non basta; deve essere abbinata a una strategia lucida e a responsabilità definite.

In un’epoca in cui il calcio è sempre più dominato da analisti di dati e dirigenti anonimi, la decisione di reinfondere un’anima autentica e specifica del club a livello dirigenziale è un’affermazione potente. È la convinzione che gli elementi intangibili – la comprensione di cosa significhi rappresentare la Roma, la pressione dell’Olimpico, il legame con la Curva Sud – siano preziosi quanto qualsiasi foglio di calcolo.

Certo, il percorso da giocatore leggendario a dirigente di successo è irto di pericoli. Il sentimento non può offuscare decisioni difficili nel mercato dei trasferimenti o nelle trattative contrattuali. Eppure, la semplice considerazione di una simile mossa dimostra un club in contatto con la propria anima. Per i tifosi della Roma, il sogno non è più solo quello di un ex giocatore che segna un gol; è quello di uno di loro che costruisce la squadra che segnerà gol per le generazioni a venire. E questa è una sorpresa che vale la pena aspettare.

Be the first to comment

Leave a Reply

Your email address will not be published.


*